Il fantasma del castello di Brolio

Il 24 ottobre del 1880 su tutti i giornali dell’epoca comparve un ampio articolo per la morte del Barone Bettino Ricasoli, detto “il Barone di Ferro”, abile uomo d’affari, convinto assertore dell’unità d’Italia, fondatore del quotidiano La Nazione, massone e per ben due volte Presidente del Consiglio del neonato Regno d’Italia.

 

Il giorno prima uno dei domestici del Castello di Brolio aveva trovato il suo corpo steso a terra senza vita. Era morto di colpo, senza nemmeno avere il tempo di ricevere gli ultimi sacramenti

Gli avvenimenti misteriosi

Non fu tumulato subito: la salma fu tenuta presso l’altare della cappella del Castello per 39 giorni in attesa dell’autorizzazione del Prefetto di Siena. La sepoltura avvenne quindi il 2 dicembre. Un fatto insolito che anticipava gli avvenimenti ancor più inquietanti che accaddero il giorno del funerale. Dapprima raffiche di vento interruppero la funzione: le finestre sbattevano a tempo regolare come se fossero spinte da qualcuno. Poco dopo, all’improvviso, uno sciame di falene invase la cappella costringendo molti a fuggire. Ma ciò era niente in confronto a quanto accadde a coloro che trasportavano la bara. Erano in quattro e tutti di stazza potente, ma per varie volte non riuscirono a sollevarla. Fu allora che il prete si avvicinò alla bara e pronunciò in maniera solenne e decisa varie frasi in latino. La bara divenne improvvisamente leggerissima e la conclusione per tutti fu una sola: l’anima del barone era dannata. E i fatti che aveva commesso in vita avvaloravano questa convinzione. Non aveva ricevuto i sacramenti prima di morire; aveva fatto numerosi torti alla chiesa, imponendole tributi ed espropriandole terreni; aveva aderito alla massoneria e, soprattutto, era stato troppo duro con i suoi contadini, che non dovevano nemmeno mai salutarlo quando passava a ispezionare le vigne perché, diceva, a salutare si toglie tempo al lavoro. Le anime dannate andavano confinate in un luogo sicuro e un prete cappuccino ordinò che la bara del barone fosse interrata in un dirupo chiamato il Borro dell’Ancherona.

Le frequenti apparizioni

Da allora gli avvistamenti sono stati continui: lo spettro del barone appariva di notte sul suo cavallo. Quando non si vedeva lo si udiva nettamente galoppare lungo tutti i suoi possedimenti. Diverse mattine il suo letto veniva trovato disfatto e spesso spaventava le governanti rompendo piatti in cucina. Appariva ai contadini, terrorizzandoli col suo ghigno e molte morti improvvise furono attribuite alla vista dello spettro.
Ma in molti raccontano che furono salvati dal fantasma del barone, chi perché rimasto sotto al carro scivolato in un dirupo in una notte di temporale, chi per aver ricevuto consigli sulla coltivazione della vite in un anno di carestia, chi per essere stato salvato dall’attacco di un lupo inferocito che scappò con la coda tra le gambe non appena comparve il Barone a cavallo.
Negli anni sessanta e settanta il cantiniere dell’azienda vinicola Ricasoli raccontava che almeno due o tre volte all’anno il Barone gli dava consigli sulla vinificazione delle uve.

Il fantasma più famoso d’Italia

Nel 1965 Renato Polese, un giornalista della Domenica del Corriere, incuriosito da questi racconti decide di passare una notte al castello. Alla mezzanotte il fantasma di Ricasoli apparve di fronte a lui. I due si guardarono a distanza immobili, per interminabili minuti. La settimana successiva un articolo di tre pagine raccontò nei minimi dettagli quella notte straordinaria nel Castello di Brolio. E Bettino Ricasoli diventò lo spettro più famoso d’Italia.
La leggenda e gli avvistamenti continuano ancora oggi e nelle sere di luna piena in molti giurano di vedere il Barone al galoppo del suo cavallo lungo i bastioni del Castello di Brolio.

Il castello di Brolio e i Baroni Ricasoli

Sin dal 1141 il castello appartiene alla famiglia toscana dei Ricasoli. In epoca rinascimentale fu trasformato in una signorile residenza ed a metà del ‘600 alcuni documenti attestano già la produzione di vini pregiati, venduti in tutto il mondo.
Secondo l’autorevolissima rivista americana Family Business (che definisce le classifiche planetarie delle aziende di proprietà famigliare) Barone Ricasoli, che da sempre possiede il Castello, è al quarto posto nel mondo, in assoluto tra le aziende più longeve di sempre e seconda nel settore vitivinicolo.

La nascita del Chianti Classico

Nel 1829 il Barone Bettino Ricasoli, appena ventenne, iniziò a seguire personalmente la proprietà di Brolio e per tutta la sua vita alternò gli impegni politici ad approfonditi studi in viticoltura. Consapevole della potenzialità del “terrior” e fiducioso nella scienza e nei progressi tecnologici, pose particolare attenzione ai vitigni più rispondenti per quel vino ideale che voleva produrre sulle sue terre.
La sua determinazione dette il via a quello che può essere definito anche risorgimento della vitivinicoltura italiana. Fu così che nel 1874 il Barone di ferro, dopo anni di ricerche e sperimentazioni, definì l’uvaggio per il Chianti Classico al quale, quasi un secolo più tardi, si è poi ispirato il disciplinare di produzione del più famoso vino italiano, rimasto in vigore fino ai giorni nostri

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