Sovicille

La ricchezza del Medioevo

Era un borgo ricco e florido, Nel Medioevo, come lo testimonia la grande quantità di insediamenti che vi sopravvivono: castelli, borghi, pievi, fattorie, case coloniche oggi isolate, ma un tempo parte di un villaggio. Terra di confine, fu animata dalle contese tra il vescovato di Siena e quello di Volterra e poi dal conflitto tra lo Stato senese e la nobile famiglia degli Ardengheschi, i cui domini si estendevano dalla Maremma fino a poche miglia da Siena.

Dai romani agli etruschi

Il nome di Sovicille è documentato dall’anno 1004, ma le origini dell’abitato sono con tutta probabilità molto più antiche. Infatti nella pieve di san Giovanni Battista fu scoperto nel 2002 un mosaico di epoca romana, e sono state individuate tracce etrusche, e longobarde). La storia medievale di Sovicille è pesantemente condizionata dal bisogno di espandersi del comune di Siena, che fin dalle ere più remote si è trovato compresso in un’area ridottissima, pur avendo uno straordinario dinamismo commerciale ed imprenditoriale.

Le mura

Sovicille era fortificata da alte e spesse mura. La strada non le raggiungeva frontalmente, bensì le costeggiava per circa 100 metri in senso orario, in modo che eventuali assalitori esponessero il proprio lato destro (lo scudo si impugnava naturalmente con la sinistra, la spada con la destra) ai proiettili lanciati dalle mura. Quest’apertura, non in perpendicolare con le mura, segue un modello piuttosto raro nella Toscana Meridionale (ad esempio a Giglio Castello). 

 

Il centro storico

Il centro storico di Sovicille è un posto magico, posto su un rilievo ai piedi della Montagnola.

A poca distanza, sorge l’antica Pieve di Ponte allo Spino, una tra le chiese rurali di età romanica più interessanti della Toscana.

Da visitare il Museo Etnografico del bosco di Orgia dedicato al tema del bosco come ambiente e risorsa nell’economia e nella vita mezzadrile.

Nei dintorni

Il Borgo di Rosia con la sua pieve romanica dal campanile impreziosito da una successione verticale di monofore, bifore, trifore e quadrifore. Nella valle boscosa e selvaggia del torrente Rosia, il suggestivo Ponte della Pia ricorda la nobildonna senese Pia de’ Tolomei, personaggio raccontato nel Purgatorio di Dante. La leggenda vuole che il suo fantasma ancora compaia in questi luoghi durante certe notti di luna.

La pieve di San Giusto a Balli, con un abside del X secolo; quella di Molli, centro di un comune medievale che abbracciava gran parte della Montagnola; quella di Pernina, centro di un altro comune dello stesso periodo; la canonica di Trecciano, inalterata dal XIII secolo.

Il borgo di Torri, con le sue intatte forme medievali, Stigliano, con le sue tre colline occupate da altrettante torri o fortilizi; Brenna, lambita dal fiume Merse e meta estiva di bagnanti; Orgia, un tempo sede di un temibile castello degli Ardengheschi, del quale oggi resta solo una piccola torre; Ancaiano, con una bella chiesa attribuita a un disegno di Baldassarre Peruzzi; Simignano, con la sua chiesetta romanica.

Molti anche i castelli: Montarrenti, di cui restano due torri e brandelli di mura possenti; Castiglion che Dio sol sa, sperduto tra i boschi, come dice il suo nome; Capraia, anch’esso in mezzo ai boschi, svettante su una collina; Celsa, dall’aspetto fiabesco e dall’elegante giardino rinascimentale; Palazzalpiano; Poggiarello; e decine di altri fortilizi e torrioni.

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