Sulle orme di Pia de’ Tolomei

Il Ponte della Pia è un ponte di origine romana, ricostruito intorno all’anno mille che sorge lungo la Strada statale 73 Senese Aretina poco dopo l’abitato di Rosia nel comune di Sovicille, subito prima del Castello di Montarrenti.

Il ponte è costituito da un’unica arcata a schiena d’asino e sorretto da un basamento a scarpa per far sì che le acque del torrente sottostante non indebolissero le sue fondamenta. Ancora oggi è possibile attraversarlo a piedi.

La struttura attuale risale ai primi anni del XIII secolo, collega le due rive del torrente Rosia ed in passato ha svolto un ruolo importante lungo il percorso della antica Via Massetana che collegava Siena alla Maremma, ed in particolare alle Colline Metallifere e Massa Marittima, da cui deriva il nome della strada.

Una volta attraversato il ponte ci ritroviamo dall’altro lato della gola dove scorre il torrente e dove si trova la strada, detta “manliana”, ricostruita del corso del XV secolo, che conduce all’Eremo di Santa Lucia a Rosia, nel comune di Sovicille.

Il suo nome deriva dalla nobildonna senese Pia de’ Tolomei, che apparteneva alla famiglia Guastelloni di Siena, moglie di Nello d’Inghiramo, Signore del Castel di Pietra e Podestà di Volterra e di Lucca, Capitano della Taglia Guelfa nel 1284 e vissuto almeno fino al 1322. Nello fece rinchiudere Pia nel suo Castello in Maremma, costringendola a lasciare per sempre Siena: Pia percorse per l’ultima volta la strada verso il mare attraversando il Ponte che prese il suo nome.

La leggenda (o storia?) della Pia de’ Tolomei

Sulla figura di Pia, tra realtà e mito, sono stati scritti moltissimi libri, alcuni basati su fatti esclusivamente storici, altri su i molti racconti della tradizione popolare toscana. Di certo c’è che apparteneva alla Famiglia Guastelloni di Siena, casato di nobili e banchieri, e che aveva sposato Baldo d’Aldobrandino dei Tolomei, di cui rimase vedova nel 1290, dopo aver dato alla luce due figli. Poi il secondo matrimonio con il Signore di Castel di Pietra in Maremma. E da li storia e leggenda si intrecciano. Ma tutti i racconti hanno lo stesso finale: Pia de’ Tolomei fu gettata dal bastione del Castello della Pietra per mano di suo marito. Tanto che ancora oggi esiste un precipizio indicato con il nome del “salto della contessa” sul quale sorge il castello della Pietra.

Alcune versioni sostengono che la donna non fosse in grado di dare eredi a Nello e, per questo lui l’avesse fatta uccidere da alcuni sicari. Altre ci raccontano di un tradimento da parte della donna e della gelosia del suo consorte. Altre ancora ci dicono che Nello l’avesse uccisa per per poter sposare l’amante, Margherita Aldobrandeschi. L’Anonimo fiorentino (XIV XV secolo) ci racconta così la fine di Pia: “essendo ella alle finestre d’uno suo palagio sopra una valle in Maremma, messer Nello mandò uno suo fante che la prese pe’ piedi dirietro, et cacciolla a terra dalle finestre in quella valle profondissima che mai di lei non si seppe novella”.

La Pia nella Divina Commedia

La Pia de’ Tolomei ha lasciato nei secoli una traccia profonda. La sua storia ha colpito l’animo non solo della gente comune ma di poeti, artisti e scrittori. Primo fra tutti il Sommo Poeta Toscano, Dante Alighieri. Nelle due terzine che tratteggiano la giovane donna traspare tutta la pena e il dolore che la sensibilità del poeta voleva lasciare nel lettore per un fatto sicuramente accaduto e che aveva suscitato una profonda commozione popolare.

“Deh, quando tu sarai tornato al mondo

e riposato della lunga via

[…]

ricordati di me, che son la Pia;

Siena mi fé, disfecemi Maremma:

salsi colui che ‘nnanellata pria

disposando m’avea con la sua gemma”

( Purgatorio canto V, vv.130-136)

La Pia di Dante Gabriel Rossetti 

Il pittore e poeta britannico Dante Gabriel Rossetti, tra i fondatori del movimento artistico dei Preraffaelliti, dedica alla Pia il suo dipinto, attualmente conservato presso lo Spencer Museum of Art, nel campus dell’Università del Kansas a Lawrence, nel Kansas: un olio su tela (cm 105,4 × 120,6) realizzato intorno al 1868.

Dante Gabriel Rossetti nutre una profonda ammirazione per le opere dantesche, tanto da riportarle nei suoi dipinti.

La “Pia de ‘Tolomei” è stato modellato sulla figura di Jane Burden, musa e amante dell’artista che attraverso questo dipinto vuole rappresentare sulla tela il sentimento amoroso e passionale che lo lega alla sua amante Jane Burden, che sarebbe “imprigionata” nel matrimonio con il pittore e collega William Morris. 

Dante Gabriel Rossetti raffigura Pia de’ Tolomei con l’aspetto angelico, la testa china,  lo sguardo perso nel vuoto, e l’espressione triste e malinconica. Le mani sono intrecciate in modo particolare e in evidenza vi è un anello ( forse simbolo dell’infelice matrimonio). E’ una donna ormai consapevole della sua drammatica situazione.

Pia de’ Tolomei simbolo contemporaneo

La vicenda umana di Pia, è molto lontana lontana temporalmente da noi. Eppure oggi la Pia è un simbolo dei nostri tempi così tristemente ricchi di cronache che riportano storie di donne vittime di abusi, maltrattamenti e femminicidi ad opera di uomini violenti e brutali. Il personaggio ha ispirato nei secoli svariati poemi, tragedie, romanzi, film un’opera rock firmata da Gianna Nannini. 

Il trekking della Pia

Sentiero Ponte della Pia – Montarrenti – Pieve di San Giovanni Battista a Molli 

Il ponte della Pia si trova nella piccola frazione di Rosia nel Comune di Sovicille a pochi chilometri da Siena. Dal ponte della Pia è facile arrivare in un agile sentiero all’eremo di Santa Lucia.  La sezione di Siena del Club Alpino Italiano ha realizzato una fitta rete di sentieri attraverso la Montagnola da percorrere a piedi o in mountain bike.

Il punto di partenza del sentiero è il Ponte della Pia. Si passa dall’eremo di Santa Lucia, il castello di Montarrenti, la cava di Pagaccino, una delle cave di marmo giallo, il piccolo borgo di Tonni, con la chiesa di San Bartolomeo, la Pieve di Molli. Sopra la Pieve San Giovanni Battista sorge un piccolo cimitero, sulla sinistra del quale si apre un viottolo in pianura che in 100 m arriva a delle vecchie cave di marmo ormai abbandonate. Vicino delle vecchie cave si trova il Castagno secolare Il Castagnone.

 

Lunghezza sentiero 8,19 km – ↑ 373 m ↓ 52 m

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