Il tesoro dell’isola di Montecristo

Alla scoperta dell’isola più misteriosa e proibita dell’Arcipelago Toscano, attraversando sentieri e incontrando animali sconosciuti, scoprendo leggende misteriose che spesso corrispondono a verità. E cercando un tesoro…. che esiste davvero

La famiglia Savoia ne fece una riserva di caccia privata. Dal 1970 è una riserva naturale integrale, un gioiello della natura dove vive solo la famiglia del custode e, in estate, qualche agente del Corpo forestale.

Raggiungerla non è facile: sono solo un migliaio all’anno i permessi giornalieri che vengono concessi dalla segreteria del Corpo Forestale dello Stato di Follonica. (Info: isslepark.it). Per questo l’Isola di Montecristo oggi è il sogno di ogni turista che ama fare trekking in mezzo alla natura selvaggia e il mare cristallino.

Ma in passato è stato il sogno di molti pirati, uomini d’avventura e signori per un motivo meno romantico: la ricerca di un tesoro immenso, che storie e leggende indicavano essere stato nascosto proprio sull’Isola di Montecristo.

La leggenda

La storia documentata di Montecristo comincia con la fondazione del Monastero di San Mamiliano edificato, secondo una tradizione già attestata nel Medioevo, sui resti di un ipotetico tempio romano dedicato al dio Giove.

La leggenda racconta che San Mamiliano, perseguitato dall’imperatore Diocleziano, vagò per tutto il Mediterraneo fino a quando approdò su una piccola isoletta quasi sconosciuta chiamata Monte Giove. Ma non trovò ancora la pace: un enorme drago alato aveva costruito qui la sua “tana”. Ne venne fuori una battaglia furibonda che vide il Santo vincitore sul drago. Dall’uccisione scaturì un favoloso tesoro e una fonte di acqua purissima.

La storia

La storia ci racconta che il Monastero fu edificato intorno al 600 e nel 727 i monaci subirono una prima forte aggressione da parte dei saraceni. Subito riedificato, nel XIII secolo raggiunse il suo massimo splendore e ricchezza, grazie alle donazione di beni e terreni delle famiglie nobili sarde, toscane e soprattutto corse, che continuarono nei secoli a venire.

Era uno dei monasteri più ricchi della penisola e realmente quindi “possedeva un tesoro”. I monaci subirono tante altre aggressioni, tra le più dure quella del 1323 che portò alla distruzione e immediata ricostruzione del monastero, e quella definitiva e ben più tremenda del 1553 da parte del pirata saraceno Dragut. Da allora i monaci abbandonarono l’isola, che fino alla metà dell’800 fu abitata solo da qualche eremita

La scoperta del tesoro

Nel 2004 gli archeologi fanno una scoperta sensazionale, che conferma la leggenda del drago.
Il tesoro tanto cercato non fu mai trovato perché non era stato nascosto a Montecristo, bensì nel borgo etrusco e medievale di Sovana di Sorano, in provincia di Grosseto.

Qui, gli storici e gli archeologi della Sovrintendenze di Siena e della Toscana, lo hanno recuperato sotto l’altare della chiesa di San Mamiliano, il santo che da Montecristo ha evangelizzato il Giglio, l’Elba, la costa e la maremma toscana.

Un santo tutt’oggi importante in queste zone. Sono 498 monete d’oro coniate sotto l’imperatore Leone I, al potere tra il 457 e il 474 dopo Cristo, seguite da quelle coniate sotto l’imperatore Antemio che regnò tra il 467 e il 472.

Oggi il tesoro è custodito nel museo di Sovana, alla portata di tutti.

museidimaremma.it

L’isola oggi

Difficile spiegare l’atmosfera che si respira, trasmettere le sensazioni e il fascino che si ha nell’arrivare a Montecristo. Tutto sembra irreale e il silenzio regna nell’isola, abitata solo dal custode e sua moglie.

Una volta sbarcati a Cala Maestra, l’unico approdo, è possibile visitare l’ottocentesca Villa Reale, l’Orto Botanico e il Museo di Storia Naturale, attenendosi a un tracciato fruibile, ma estremamente impervio, a strapiombo sul mare, tra vegetazione d’alto fusto e blocchi di granito rosa.

Trekking

I due percorsi presenti nell’Isola ci consentono di arrivare ai resti del convento (m. 340 m.s.l.) dedicato a San Mamiliano ( 1 ora e 10′ da cala Maestra) e poi proseguire fino alla Grotta del Santo (m. 240 s.l.m., 40 minuti dal monastero) luogo di meditazione con alcuni ex-voto che testimoniano il passaggio dei pellegrini. In questa grotta abitò Mamiliano dopo avervi ucciso il drago.

Pare che l’Isola abbia “sedotto e abbandonato” anche Agatha Christie, che in un primo momento fu tentata di ambientare uno dei suoi romanzi più conosciuti, “Dieci piccoli indiani”, proprio a Montecristo.

Flora e fauna

Montecristo è un massiccio granitico che s’innalza fino a 645 m slm, culminando nel Monte della Fortezza, con una piccola cresta d’alture che prosegue verso sud fino alla Cima dei Lecci a 563 metri.

Le specie vegetali censite sono circa 400, tra le quali ricordiamo per i profumi che diffondono, insieme ai rosmarini, l’odoroso elicriso e l’aromatico maro.

Per quanto riguarda la fauna, la presenza più vistosa è la capra di Montecristo, importata forse da antichi navigatori, e tuttora abbondantemente diffusa e dal notevole valore scientifico e culturale. Tra gli altri vertebrati si segnala il raro discoglosso e per i rettili, oltre al più comune biacco, si ricorda anche la vipera e il piccolo tarantolino.

Importante è la presenza di uccelli marini come la Bertaminore, le cui colonie sono di interesse europeo e oggetto di specifici programmi di conservazione. Altra importante specie costiera è il marangone dal ciuffo.


Infine, grazie alla normativa di protezione per un miglio intorno all’isola, la vita marina è particolarmente ricca ed integra. Frequenti sono gli avvistamenti di balene ed altri cetacei, tanto che per le caratteristiche batimetriche, sembra che le acque di Montecristo siano frequentate dal raro zifio.

Per ulteriori informazioni contattare:


Parco Arcipelago Toscano

Portoferraio


tel. 0565919411
fax 0565 919428

oppure i Carabinieri- Forestali di Follonica 0566 40019

www.islepark.it/visitare-il-parco/montecristo

www.museidimaremma.it

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