Il Teatro Povero di Monticchiello

Tutto nacque negli anni sessanta, con la crisi della mezzadria che stava mettendo in ginocchio il paese di Monticchiello, nella splendida Val d’Orcia, a pochi Chilometri dalla città di Pienza..

Da un giorno all’altro chiuse il barbiere, chiuse il fabbro, chiuse il maniscalco e in tanti emigrarono, chi per il Venezuela a tagliare la legna, chi per l’Inghilterra, la Svizzera, molti andarono a Calais ad estrarre il carbone: la struttura socioeconomica del paese si stava dissolvendo. Fu allora che gli abitanti reagirono, non restarono con le mani in mano e si misero a fare teatro per parlare più forte degli altri.

Il progetto sociale e culturale della Gente di Monticchiello

Dal basso, dal popolo, dalla gente comune nacque così un progetto culturale e sociale collettivo: in un Paese dove il teatro non c’era (e non c’è), quelli che erano rimasti si aggregarono intorno ad un’idea di teatro in piazza, che presto divenne un tentativo di ricostruzione collettiva e ideale del senso delle proprie vite. Una forma di resistenza alla crisi.

Un Paese che fa teatro tutto l’anno. Da oltre mezzo secolo

E così da più di mezzo secolo tutto un Paese d’inverno scrive la sceneggiatura, i testi e fa prove continue, mentre in estate trasforma la piazza in un teatro, costruendo le scenografie e mettendo in scena lo spettacolo. Si inizia a gennaio con le assemblee pubbliche per stabilire il tema da cui nascerà il testo, una vera drammaturgia partecipata. E sono discussioni lunghe, per amore del confronto, aspetto fondamentale di tutta questa meravigliosa esperienza: negli anni si è parlato di aborto quando la legge non c’era, di obiezione di coscienza che a quel tempo era un reato penale, di condizione femminile e di tanto altro.
Si, perché affrontando in modo diretto i problemi delle trasformazioni spesso violente e dolorose subite dal borgo Toscano, si parla della storia del nostro Paese, vissuta in uno dei suoi tanti luoghi, delle mutazioni a velocità accelerata di questo mondo divenuto iperconnesso, della campagna faticata al turismo, agli agriturismi, ai social network. In un mondo dove le comunità reali non esistono quasi più o, spesso, sono false, questo teatro è un’esperienza comunitaria necessaria poiché è ancora un luogo di pensiero ed esperienza.

Una forma d’arte unica e innovativa che ha appassionato Fellini, Sordi, Strehler, Ronconi e tanti altri. Studiata da sociologi e antropologi di tutto il mondo

Gli spettacoli, discussi tutto l’anno e provati a lungo, sono un lavoro collettivo “della gente di Monticchiello”, sono un vero esempio di quel teatro “partecipativo” che oggi va tanto di moda, ma che qui si fa da più di mezzo secolo. Forse è per questo che ha appassionato Fellini ma anche Sordi, Strehler, Ronconi e tanti altri. Forse è per questo che attrae ogni estate 4mila spettatori italiani e stranieri ed è studiato da antropologici e sociologi di tutto il mondo: una forma d’arte innovativa, unica per longevità e qualità

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