I lumi di Populonia

In cima a una collina che domina il mare sopra il Golfo di Baratti, nel Comune di Piombino in provincia di Livorno, si trova Populonia, un’antichissima e importantissima città etrusca, una delle dodici città-stato governate da un lucumone, chiamate Dodecapoli, che facevano parte dell’Etruria.

Populonia

Il glorioso passato di Populonia emerge in tutta la bellezza di questo piccolo centro unico al mondo, che sprigiona un fascino senza tempo grazie alla sua posizione, al suo splendido parco archeologico, ai palazzi e alle belle fortificazioni del XV secolo erette per volere dei Signori di Piombino. Qui, lungo la via principale, botteghe/Atelier di artisti e artigiani ci mostrano le loro creazioni. Perché Populonia è un luogo magico, dove la creatività si esprime in tutta la sua potenza. Ed è proprio in una di queste botteghe che Francesca ha dato vita ai suoi paralumi di lana, lampade dove l’antica tradizione dei filati incontra la luce e la trasforma, creando un’atmosfera unica e originale.

La Lana e La Luce

Due elementi che hanno sempre fatto parte della vita di Francesca, fin da bambina. A casa c’erano tante ceste di fili bellissimi e colorati che la nonna lavorava ogni giorno mentre le insegnava l’arte di lavorare a maglia. La sera, dalla finestra della sua cameretta, Francesca guardava per interminabili minuti la luce del faro del porto di Piombino, quel potente e lunghissimo fascio intermittente, speranza e gioia di ogni marinaio. E di Francesca, che con la mente navigava lontano. Un giorno non ebbe più voglia di lavorare i filati in modo tradizionale e con la lana iniziò a creare “gioielli”: collane, orecchini, anelli, segnalibri e portachiavi interamente fatti a mano con filati di lana, ciniglia e cotone insieme a perle di vetro, resina, legno e argentone. Ci racconta che l’ispirazione è arrivata mentre era seduta sulla porta del suo Atelier a Populonia, mentre sfogliava il bel volume “L’orafo etrusco” (Protagon Edotori), subito dopo esser tornata dall’ennesima visita al Museo Archeologico di Piombino: i gioielli delle dame etrusche le hanno da sempre rapito il cuore. E così li ha reinterpretati con il materiale per lei più prezioso dell’oro e delle pietre: la lana della nonna.

I Lumi di Lune di Lana

Una sera d’estate di tre anni fa. Francesca aveva appena chiuso il suo Atelier e prima di andare a letto si era fermata sul piazzale appena fuori le mura di Populonia a guardare il mare. Il maestrale che entrava da giorni nel Golfo di Baratti aveva reso l’aria cosi limpida che la luna e le stelle si specchiavano sul Tirreno proprio fino alla Corsica. Da lassù, come quando era bambina, fu subito rapita dai potenti bagliori della luce a intermittenza dei fari che circondano il “suo” mare. Quella sera si vedevano proprio tutti: Il faro di Baratti, di Rosignano, di Vada, di Livorno… E, come quando era bambina e restava ferma a guadare il faro di Piombino, la sua mente iniziò a navigare in sicurezza.
E fu in quel momento che le venne l’idea: unire le sue due grandi passioni, la luce dei fari e la lana colorata della nonna, in un’unica creazione. Così Populonia e il mare di Baratti furono ancora fonte di creatività. E nacquero i Lumi di Lune di Lana: paralumi di diverse forme, dimensioni e colori, con il telaio interamente rivestito di filati di lana, seta o cotone. Creazioni uniche, perché Francesca unisce i filati abbinando colori sempre diversi e in maniera molto originale e particolare. La luce filtra attraverso i fili e si trasforma magicamente. E con essa si trasforma anche l’ambiente che illumina. Da spenti, come i fari sul mare, sono belli e colorati e arredano ogni tipo di ambiente.

Il riconoscimento internazionale

Novembre 2016. Un Lume di Lune di Lana compare sulla prestigiosa rivista londinese a diffusione mondiale “The World of Interiors”. Pochi mesi prima il fotografo inglese Bill Batten si trovava a Baratti per un servizio fotografico. Una sera, passeggiando per Populonia, vide le lampade e ne fu subito rapito…. E fu così che i “Lumi di Lune di Lana” hanno fatto il giro del mondo, proprio come la fantasia di Francesca, quando da bambina guardava il fascio di luce a intermittenza del faro del porto di Piombino.

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