Buriano, il ponte della Gioconda

Tutti conoscono La Gioconda, ma non tutti conoscono il Ponte a Buriano, possente struttura a sette archi di epoca romanica che spezzano l’Arno nel punto in cui «torce il muso» ad Arezzo (distante pochi km) dirigendosi non più verso Roma ma a Ovest, per sfociare nel Tirreno dopo essersi lasciato dietro Firenze, Empoli e Pisa.

Invece lo conosceva molto bene Leonardo da Vinci, ne era affascinato a tal punto da dipingerlo sia nella Madonna dei Fusi (1501) che sulla destra della più famosa Gioconda, proprio sopra la spalla, incastonato in quel paesaggio immaginario che, alla luce degli ultimi studi, risulta non essere del tutto frutto della fantasia, visto che sembra trattarsi proprio della Valdichiana: il ponte, identico a quello di Buriano, ne è la prova più schiacciante.

Gli studi di Leonardo

1502-1503. Per due anni Leonardo da Vinci studiò a fondo il territorio della Valdichiana: Cesare Borgia aveva infatti in mente un progetto di bonifica del territorio per realizzare un canale vicino all’Arno, che fosse navigabile fino a Pisa. Leonardo si occupò dunque di realizzare la mappa a volo d’uccello, ovvero con una prospettiva dall’alto, come se l’artista stesse sorvolando la zona.

La mappa oggi fa parte delle collezioni reali di Windsor. Leonardo quindi ammirava il Ponte a Buriano, opera di importanza vitale per quella zona paludosa, una costruzione imponente, antica, fondamentale per il passaggio di persone, animali, carri (oggi automobili e grossi camion).

La storia del ponte

Il ponte fu costruito in quasi quaranta anni, dal 1240 al 1277, una possente struttura sopra le cui arcate passa l’antica via Cassia che collega Roma, Chiusi, Arezzo e Firenze. Una forma “leggera” che sembra quasi galleggiare sull’Arno, eppure ha resistito a tutte le alluvioni di quasi otto secoli. Mostra ancora i suoi solidi rostri a cuspide, necessari per deviare i tronchi trasportati dalla corrente quando l’Arno veniva usato per trasportare il legname proveniente dai boschi del Casentino.

Per trovare un altro ponte del suo stampo, bisogna andare a Firenze e ammirare Ponte Vecchio. Leonardo aveva capito prima di tutti la bellezza del Ponte a Buriano, un “monumento sull’Arno” che affascinò anche Gordon Simpson, colonnello del reggimento scozzese Lothians: durante la Seconda Guerra Mondiale i tedeschi minarono il ponte, ma il colonnello lo salvò con un’azione ardita e in seguito lo ha onorato donandogli la sua uniforme di alto ufficiale.

L’omaggio di Montaigne

Nel 1581 il filosofo Michel de Montaigne vide il ponte e ne rimase colpito, tanto che nel suo giornale di viaggio lo definì “lunghissimo e bello”. Il passaggio di Montaigne viene ricordato da una lapide posta nell’antica locanda (oggi da ristrutturare) dove il letterato si rifocillò.

La riserva naturale e gli airone

Sotto il Ponte a Buriano l’Arno rallenta il suo corso dando vita ad una riserva naturale (quella di Ponte Buriano e Penna) che si sviluppa per circa 7 km.

Chi attraversa Ponte a Buriano oggi rimane affascinato dalla tranquillità del luogo, dalle albe e dai tramonti che tingono l’Arno di rosa e rosso fuoco, dagli aironi e altri uccelli in transito, dai pescatori, pittori e fotografi. Intorno, tra canneti e boschi, percorsi naturalistici poco conosciuti come il G.E.R.D.A. (Grande Escursione Riva Destra dell’Arno) adatti a chi ama l’avventura.

Like this article?

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest