I CENCI DI CARNEVALE

IGREDIENTI

  •  3 uova
  • 300 gr di farina 00
  • 50 gr di burro a temperatura ambiente
  • 50 gr di zucchero
  •  1 scorza di limone grattugiata (1 limone)
  • 1 pizzico di sale
  • 3 gr di lievito per dolci
  • zucchero a velo per decorare qb
  • 1 l di olio di arachide per friggere

PREPARAZIONE

  1. Formare una fontana con la farina setacciata e il lievito.
  2. Sbattere le uova con lo zucchero e unire nel centro della fontana di farina con la scorza del limone grattugiata e un pizzico di sale.
  3. Impastare con le dita, unire il burro a temperatura ambiente e lavorare il composto fino a che non risulterà liscio e omogeneo.
  4. Tirare la sfoglia ad uno spessore di circa 2-3 mm
  5. tagliare in rombi con la ruota dentellata praticando due tagli anche all’interno del rombo
  6. Friggere in olio caldo di arachide fino a quando non si saranno dorati da entrambi i lati.
  7. Scolare su carta assorbente per asciugarli dall’olio in eccesso
  8. spolverare con zucchero a velo.

Il Carnevale e i dolci fritti

Nel periodo di Carnevale in Toscana sono d’obbligo i dolci fritti. Ma l’origine non è affatto propria di questa regione.

Infatti si ritiene che l’origine della pasta dolce fritta risalga all’antica Roma, dove ogni 17 marzo si tenevano i Leberalia, le feste pagane in onore del dio Liber Pater più conosciuto come Bacco. In quel periodo i giovani divenuti maggiorenni vestivano la toga virile e per le strade si vendevano focacce di farina e miele fritte nel grasso di maiale. Erano chiamate libae o frictilia, e proprio per questo nome in molti riconoscono in questi dolci l’origine delle frittelle.

I cenci: un nome tutto toscano

La tipicità tutta Toscana sta quindi solo ed esclusivamente nel nome: cenci, il plurale di cencio.

Il termine è documentato fin dal XIII secolo e deriva derivava da brandello di stoffa. Nei dizionari infatti troviamo anche questa accezione: “Al plurale, nome di un dolce toscano di pasta sottile, tagliato a strisce, rettangoli, pezzi informi come i cenci”.

I nomi nelle altre regioni

Nelle altre ragioni d’Italia prendono il nome di galani, dallo spagnolo “gala”, fiocco; o di  frappe o sfrappe dal francese antico “frape”, striscia di stoffa smerlata.

Tra i nomi regionali troviamo anche “chiacchiere”, “bugie”, “fiocchetti” e “meraviglie”.

Tanti modi di chiamare un solo dolce ma il significato è nella maggior parte dei casi lo stesso: il richiamo alla particolare forma smerlata dei margini della pasta tagliata a strisce e poi fritta.

Ma quando invece vengono indicati come “bugie” o “chiacchiere”? Forse un richiamo al Canevale quando ogni scherzo vale?

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